(Seconda scena)
Nel frattempo avendo Tamino e Papageno superato la prima prova (Papageno, a dire il vero, è un incorreggibile chiacchierone contro la cui ciarla nessuna magia è efficace) compaiono i tre Geni che imbandiscono per loro un banchetto e riconsegnano ai due iniziandi gli strumenti avuti da Sarastro:
- Tre Geni
«Di nuovo siate i benvenuti in nome di Sarastro Re; il flauto, il sistro a voi dovuti egli ci consegnò testé. Eccovi qua del nutrimento, si mangi e beva a volontà. Al nostro terzo appuntamento l’ardire si premierà. Tamino su, vale sperar! Tu Papageno, mai parlar».
Papageno, appena i tre Geni se ne sono andati, si avventa sulle vivande e si rimpinza per bene, mentre Tamino suona il suo Flauto. È questo stesso suono che Pamina ode di lontano e seguendolo ritrova il suo amato Tamino. Egli però, fedele alla consegna del silenzio, non risponde alle domande ansiose di Pamina, così questa, credendosi non più amata, affida il suo dolore al suo mesto canto.
Ach, ich fühl’s,es ist verschwunden, |
Ah, lo sento, è per sempre scomparsa, |
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